Così muore il commercio a Termoli

Lo annuncio sarò aspra, dura e di settore perché stamattina ho toccato con mano cosa significa fare male il venditore. E se Termoli non si rialza, e lo penso davvero, tutta la colpa della crisi non è. Così muore il commercio, muore Termoli.

Sono arrabbiata, indispettita, innervosita. Se tratti male me (anche se io ti rispondo a tono) posso anche capirlo, magari ero distratta o assonnata, ma rispondi male a dei bambini che ti fanno una domanda, mio caro, io ti classifico. E ti classifico come uno dei commercianti peggiori che io abbia mai incontrato.

Quando ti ritrovi un’attività di famiglia senza aver mai fatto un sacrificio forse non sai cosa significa fare il commercio, stare a contatto con le persone, dare ragione al cliente per portare a casa la vendita, i soldi, la continuità lavorativa.

Probabilmente il padre o chi per lui avrà anche faticato nel creare tutto questo, avrà fatto i conti a fine per portare avanti l’attività e darla nelle mani ‘sterili’ di qualcuno che non dovrebbe stare a contatto con il pubblico.

Stamattina i miei figli volevano il regalino della domenica. Di solito andiamo in qualche edicola o negozio per comprare il giornale da colorare o qualche giochino. E così siamo andati. I giochi sono dietro, nel buio, fuori dalla portata di un adulto, pensa di un bambino di 3 anni.

Educatamente chiedo ai miei figli cosa volevano, ma ovviamente non vedendo nulla non sapevano cosa rispondere. Iniziamo con le prime domande: Ha gli Avengers? No. Mi scusi ha i 44 gatti? No. Allora chiedo cosa aveva perché a quanto pare facevo prima.

Ovviamente la risposta è stata: Quello che vede. Che vedo? Vedo lui, neanche bello, la polvere ed il buio.

Già qui dovevo andarmene, ma io sono paziente. Un’altra mamma dietro a me ascoltava e cercava di ripetere al figlio quelle poche cose che io riuscivo a vedere.

Alla fine gli viene messo davanti un gioco vecchio quanto il proprietario dell’attività, mio figlio ne prende uno e chiude la scatola. Chiedo a mio figlio se andava bene. Non ha fatto in tempo a rispondere che mi dice: “E ho capito, ma si è fatta la fila dietro di te ragazzo, prendi quello. Sono 3,50 euro”.

Ora… se fossi stata lì per 10 minuti a chiacchierare lo avrei anche capito. Ma erano passati 5 minuti esatti. La fila di cui lui parlava era una mamma nella mia stessa situazione (e che se ne è andata senza comprare nulla vista l’arroganza), un anziano che doveva prendere un quotidiano e due ragazzi che guardavano la vetrina.

Eccola la sua grande fila… nel frattempo le 3,50 euro gliele ho date perché a me non cambiano la vita, ma saranno gli ultimi soldi che vedrà da me, anche perché il suo tono di voce arrogante e le risposte stupide date mia figlia, la gemella non ha potuto avere nulla.

Ma per fortuna non esiste solo lui e di negozianti che il loro lavoro lo sanno fare a Termoli c’è ne sono ancora molti.

Capisco che il commercio sia snervante, l’ho fatto, l’ho studiato, lo conosco. E’ un settore che non tutti possono fare, ma una cosa mi hanno insegnato: davanti ad anziani e bambini sempre il sorriso e la dolcezza.

Credo proprio che una delle responsabilità per il calo dei turisti e della crisi sia anche merito di commercianti non adatti.

Questo il mio giudizio, il mio parere… Certo da oggi per me quello sarà offline, se rispondi male ai miei figli per averti chiesto che giochi hai <(ed è il tuo lavoro) non sei degno dei miei soldi.

Per fortuna Termoli è ben altro, ha molto di più…

Vi lascio un link dove vi parlo di Termoli ed uno dove vi parlo del commercio, magari questo signore lo può leggere ed imparare qualcosina.

Termoli
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