Ho incontrato un conte

Oggi vi racconto di un episodio che mi è accaduto molto tempo fa… di solito quando lo racconto la persona che ho davanti ha lo sguardo di chi o non ci crede o vorrebbe dirmi ‘Che culo’. Perché io ho incontrato un conte.

Frequentavo l’università, Giurisprudenza a Campobasso, ottimi voti ed ero già l’assistente del professore di informatica. Ero solo al primo anno, ma tutti confidavano nel mio cervello.

Le vipere dicevano che era tutto perché ero estremamente bella (io non mi sono mai ritenuta bella, le belle sono altre) altri che ero raccomandata. Vi dico la verità: ero solo ambiziosa e studiavo anche 8 ore al giorno.

Le mie amiche andavano in discoteca, io noleggiavo un film, c’era chi faceva i festini, io leggevo un libro. Certo facevo vita mondana anche io, ma solo il sabato… dovevo studiare.

Una domenica mattina uscii di casa, abitavo sotto l’università in un quartiere residenziale pieno di avvocati e magistrati. Le mie coinquiline alle 10 dormivano ancora, io volevo godermi il sole raro di Campobasso. Davanti casa un auto scura, una ruota a terra ed un ragazzo che cercava di ripararla.

Io non lo so fare, capiamoci bene, ma vedere un uomo in difficoltà con un auto mi ha fatto sorridere. E gli ho riso praticamente in faccia. Maglia, jeans, giacca… nulla di ché. Mi guardò e con un accenno romano mi disse: “Ridi perché non lo so fare o ridi perché ho bucato sull’asfalto?”. Non risposi e me ne andai.

Destino volle che era venuto a trovare sua cugina che frequentava il corso con me, mia amica. Passammo il sabato e la domenica tutti e tre insieme finché non mi invitarono a passare un paio di giorni al Circeo. Quel luogo è davvero bellissimo.

L’inverno mi portavano a Monte Livata, la primavera era per Borgo Grappa, qualche giorno alla casa sotto al Colosseo… Mi raccontavano dei viaggi in famiglia, delle feste, delle tombolate. Nessuna parola sul loro sangue blu.

E nemmeno io lo avevo capito. Mi hanno educata a non guardare la marca dei pantaloni, ma alle frasi dette, mi hanno insegnato a parlare con tutti, ma sempre con educazione. Ero a tavola con un conte e non lo sapevo.

Quando l’ho scoperto? Rientrata a casa iniziarono ad arrivarmi regali… ogni giorno un po’ più importanti. Avevo ipotizzato che facesse parte della criminalità (era il tempo di Romanzo Criminale) e per paura ho rispedito tutto indietro con un biglietto: “Grazie per il pensiero ma studio legge. Hai sbagliato persona”. Due giorni dopo era alla porta di casa mia con tutti i documenti alla mano.

Aveva tipo tre nomi ed ho perso il conto dei cognomi, li avevo portati a vedere il tramonto seduti sugli scogli, avevo portato gli altolocati a mangiare un panino per strada seduti sul ciglio in mezzo al traffico ed ero soddisfatta.

Lo stemma, le 22 case a Roma, la Sicilia, l’Abruzzo, il Lazio… Ho conosciuto un conte e l’ho portato a mangiare al giapponese. E non perché volevo dimostrare chissà cosa, solo perché della semplicità ne ho fatto uno stemma, quello della mia famiglia.

Ho avuto una vita agiata, è vero, ma il troppo fa dimenticare cosa è davvero importante nella vita. Pensate ad un abbraccio spontaneo, ad una telefonata ridendo e scherzando, pensate ad una scampagnate con i piedi stracolmi di terra, ad un tuffo al mare senza se e senza ma… questo non ha valore.

Quindi sì ho incontrato un conte… ma sono tornata a casa ricca e consapevole di ciò che volevo, di ciò che ero e di ciò che mi bastava… a me bastava il mio mondo senza fronzoli e capriole, senza artifici… ma quando sento parlare con il timbro tipico di chi Roma la conosce bene, beh resto incantata. Perché di tutto mi è rimasto l’immenso amore per la città Eterna.

Sgranata come i ricordi..

Vi lascio un link di un mio post precedente, se viva fate click

Precedente La mossa del gatto Successivo Le mani nella terra