Ricordi di un tempo passato

E’ strano come delle immagini tornano in mente così senza un vero motivo. All’improvviso TAC quel ricordo si fa strada nella mente. Così come è successo a me questa mattina.

Ero ferma davanti al pc mentre stavo per scrivere (volevo parlarvi di quanto è disperata una mamma il weekend) quando ho guardato fuori dalla finestra ed ho visto l’albero delle giuggiole.

Ho infiniti ricordi legati a quel posto… Guardandolo ho scritto in prima elementare il mio primo tema libero che fu poi pubblicato, mi ricorda mio nonno perché spesso i suoi insegnamenti me li dava quando eravamo fuori nel cortile, davanti al Giuggiolo, mi ricorda la mia infanzia quando con i piedi sporchi di frutti secchi provavo ad entrare in casa e mia mamma mi inseguiva con la scopa.

Ma oggi vi racconto di uno… Avevo poco più di 8 anni credo ed una delle mie passioni principali era andare a scuola. Mi piaceva leggere, scrivere, l’odore dei libri… una secchiona in pratica. Ma il pomeriggio mi aspettava lui, compagno di mille cicatrici sulle gambe.

Si chiama Angelo, è il mio amico da sempre ed il pomeriggio corriamo con le bici su e giù per il quartiere, raccogliamo fiori, ci tiriamo le pietre… giochiamo con la natura. Quel pomeriggio di inizio settembre, invece, è esplorare una zona abbandonata dietro casa dove pare esserci un allevamento di rane.

Oggi avrei preferito altro, ma a quei tempi la paura della rana era una cosa da valutare. Lui in bici, io con i pattini. Ora… io abito in un quartiere prevalentemente verde, campagna aperta, con i pattini certo non sarà facile, ma se ci sono le rane ed è settembre deve essere facile dedurre che ci siano anche i serpenti.

Ma no, non lo abbiamo messo in conto.

Arrivati a piccoli passi davanti questa serra, abbiamo sentito subito il gracchiare delle piccole bestie verdi e mentre cercavamo di guardare all’interno vedo Angelo pietrificarsi ed iniziare a gesticolare come un matto.

La paura negli occhi

L’ho guardato negli occhi ed avevo quello sguardo di paura che mi ha ghiacciato la schiena. E guardava esattamente dietro di me. Mi sono voltata lentamente come chi sa che hai qualcuno o qualcosa alle spalle…

Un solo grido ed abbiamo corso, senza parlare, senza fermarci, senza respirare fin davanti casa, dietro al giuggiolo… Avevo un serpente ad un metro da me, in posizione di attacco e stavo tranquillamente guardando le rane…

Ovviamente come due amici fanno ci abbiamo riso su per giorni, mesi ed anni ed anche oggi, quando ripenso a come abbiamo corso urlando per tutto il quartiere mi viene da sorridere. Quanto vorrei che i miei figli possano fare queste esperienze, questo modo di scoprire, di cercare, di esplorare che poi a me è rimasto.

Ma i tempi sono cambiati, non puoi permetterti di sentirti sicuro a casa tua, pensa se puoi sentirti tranquilla in una campagna da esplorare. Ed è un peccato perché io ed Angelo siamo ancora amici, abbiamo ricordi innocenti di due bimbi curiosi, abbiamo esplorato, giocato e scoperto il mondo a piccoli passi. E deve essere un diritto di tutti, soprattutto dei più piccoli.

Ma questo è ancora un altro discorso, lungo e tortuoso. Oggi andiamo a fare colazione insieme, poi cercherò di sopravvivere a due piccole pesti in libertà. Vi lascio il link del mio articolo precedente che parla dei ricordi ed un link sulle attività che si possono svolgere all’aria aperta… ancora per poco.

La mia visuale
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